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Tutti a scuola! E' l'ora dello 書道, Shodō.



Bentornati Minna San (tutti voi), genki desuka? Come state?

In un modo o nell'altro, le vacanze sono finite e ahimè anche quest'anno, senza poter andare in Giappone, abbiamo comunque fatto una pausa. Si riapre con tante novità in arrivo, incominciamo con la scuola che, cerca di riaprire in presenza. Anche in Giappone la situazione è simile. Ci sono aule in Dad e aule in presenza dove gli studenti rigorosamente in mascherina si approcciano ad affrontare la seconda parte dell'anno scolastico. L'anno scolastico, infatti, chiude ad aprile in concomitanza con le feste della primavera e dell'hanami, la fioritura dei ciliegi.

Abbiamo pensato di ripartire con lo Shodō, l'arte della scrittura, e per l'occasione Mama San veste, in vetrina, i panni della maestra di scrittura.


Cosa si intende per "SHODō"?

Lo Shodō, ovvero, la calligrafia giapponese (書道, shodō) è una delle più conosciute e ammirate arti tradizionali del Giappone. Shodō significa letteralmente “via della scrittura”, ed è un’arte i cui valori alla base sono la semplicità, la bellezza e la connessione tra mente e corpo.

L’arte della calligrafia fu introdotta dalla Cina nel 6° secolo e inizialmente i calligrafi copiavano testi e poesie cinesi per imparare questa complicata arte della scrittura. Durante il periodo Heian (794-1185) , nonostante venissero usati i kanji, caratteri cinesi presi in prestito dalla Cina, in Giappone viene introdotto un nuovo alfabeto, il kana e con questi nuovi caratteri la calligrafia cominciò a trasformarsi in un nuovo stile tutto giapponese.

L’arte shodō è legata alle pratiche del buddismo zen, ed è influenzata dalle sue idee e dai suoi valori. Va al di là della semplice scrittura, o delle parole. Il vero segreto alla base dello shodō è l’unione tra mente e anima, e la capacità di scrivere col il cuore, senza il quale nulla avrebbe significato. Il calligrafo ha solo un tentativo per scrivere un carattere, dato che scrivendo il pennello non deve mai staccarsi dal foglio o dalla superficie. Per trasmettere un significato profondo, l’opera deve mostrare emozioni, personalità e passione dell’artista. Secondo la filosofia buddista, infatti, si dice che la via della scrittura sia parte del cammino verso l’illuminazione. Quando si pratica la calligrafia bisognerebbe avere la mente “vuota”, libera da congetture o pensieri, per concentrarsi unicamente sul significato delle parole da scrivere.


Strumenti di calligrafia shodō


Ci sono diversi strumenti utilizzati nella calligrafia giapponese, ma 4 sono quelli fondamentali. Questi 4 strumenti vengono chiamati bunbōshihō (文房四宝), ovvero “i 4 tesori dello studio”.

Il pennello (筆 fude) ha il manico fatto di bambù, mentre le setole sono di pelo animale. I pennelli possono essere fini o spessi, a seconda della grandezza del carattere che si andrà a scrivere.

L’inchiostro (墨 sumi) si presenta sotto forma di barrette solide, poi sciolte con l’acqua. L’inchiostro usato nello shodō è nero ed è composto da una fuliggine di legno di pino e colla animale.

La carta usata per la calligrafia (和紙 washi) viene introdotta solo successivamente, sostituendo tavolette di legno, seta e altre superfici per la scrittura. La carta dello shodō deriva da fibre vegetali, come la corteccia di alberi, o fusti di piante selvatiche. La più resistente è la carta prodotta con fibra di fusto di mora.

Il quarto elemento della calligrafia giapponese è la pietra per inchiostro (硯 suzuri), una sorta di calamaio. Viene usata per sfregare e diluire la barretta d’inchiostro, con l’acqua.




Ci sono anche altri strumenti utili. Tra questi i fermacarte (文鎮, bunchin), per tenere fermi i fogli quando si scrive, e una sorta di tappetino (下敷き, shitajiki) da posizionare sotto al foglio di carta per evitare che l’inchiostro macchi il tavolo. Ci sono anche gli shikishi e i tanzaku, una sorta di cartoncini rigidi sui quali scrivere o dipingere per poi incorniciare le opere nelle apposite cornici o kakejiku.

Se siete stati in Giappone, vi sarà capitato di notare che non esiste il concetto di quadro da appendere, come per noi, che resta fisso a vita tanto da notarne i segni sul muro una volta tolto. In Giappone è usanza appendere i rotoli kakejiku che vengono sostituiti in funzione della stagione, delle ricorrenze o anche in funzione dell'ospite. Pensate al gesto e al pensiero di attenzione nel dedicare un tema o un soggetto particolarmente caro all'ospite e fargli omaggio, anzichè decantare i nostri avi o le fotografie dei nostri viaggi racchiuse in cornici suntuose...

Questo mese trovere set per scrittura idonei per iniziare l'arte dello Shodō, pennelli tradizionali, pietre moderne o antiche intagliate a mano, inchiostro solido da grattuggiare e, per i più pigri, quello liquido già pronto.


Insomma tutti a scuola: è l'ora dello Shodō!



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