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Speciale:お弁当巾着 - Bento e Kinchaku

Aggiornamento: 23 giu 2022

TUTTI PRONTI PER IL PIC NIC dell'estate?


Ci siamo! Il Giappone sta riaprendo le frontiere ai turisti. La notizia, fresca fresca, ci ha subito rallegrato ma, leggendo i dettagli scopriamo che dobbiamo pazientare ancora un pò.

Infatti l'ingresso sarà consentito per il momento solo tramite pacchetti limitati, per visitatori legati a tour operator, con booster e provenienti da Stati Uniti, Australia, Thailandia e Singapore.

Anche se quest'estate avremmo voluto fare uno dei tanti pic nic sui prati di Kyoto o sul kamogawa con un bel bento portato a spasso nel cestino kinchaku, dobbiamo optare per un'altra meta.

Il caldo incomincia a farsi sentire, amici e conoscenti scalpitano per scappare dalla città nei week end e nei ponti organizzando scampagnate o veloci soggiorni al mare.

Noi, ci siamo attrezzati arredando la vetrina del mese con fantastici bento a tema e o'bento tradizionali in legno: i magewappa. Realizzati a mano artigianalmente profumano di legno di hinoki e li possiamo trasportare comodamente tramite le coloratissime borse kinchaku con la loro chiusura a strozzo e scegliere il lato e la versione preferita dato che sono tutte double- face.


DA DOVE NASCE IL BENTO?

Il tipico portapranzo nipponico ormai popolare anche in Europa, pratico e carino da vedere è molto amato dagli studenti, dai lavoratori, ed è adatto in occasione di gite fuori porta e pic nic. Preparato con molta attenzione dove l'aspetto estetico e visivo delle pietanze contenute diventa un vanto tra i commensali.

Sembra una banalità, ma questa “schiscetta”(alla milanese) nasconde una lunga tradizione: le prime tracce si possono cercare nel tardo periodo Kamakura (1185-1333), quando inizia a diffondersi il riso bollito e poi essiccato, che veniva messo in una borsa per essere mangiato come snack oppure insieme ad acqua calda in cui immergerlo per reidratarlo.

Una versione più moderna la si può rintracciare nel periodo Azuchi-Momoyama (1568-1600), quando le scatole in legno laccato erano comunemente utilizzate per portare il cibo, soprattutto durante il periodo dell’hanami, la fase di fioritura dei ciliegi, oppure durante le cerimonie del tè all’aperto. A popolarizzare questo portapranzo fu però il samurai Oda Nobunaga, che scelse di distribuire agli ospiti del castello dei pasti semplici e comodi da gustare in giardino.

I viaggiatori erano soliti portare il portapranzo alla cintura, che conteneva diversi onigiri incartati in foglie di bambù. A sancirne il successo fu il boom della ferrovia industriale durante il periodo Meiji (1868-1912), che diede il via alla diffusione dei vassoietti per il pranzo pronti in stazione chiamati ekiben. Il primo sembra sia stato venduto alla stazione di Utsunomiya alla prefettura di Tochigi nel 1885, e conteneva due onigiri e il takuan, il tipico sottaceto avvolto in foglie di bambù.

Col passare del tempo cambiano poi anche i materiali: nel periodo Taisho (1912-1926) arrivano i bentō di alluminio, più igienico e anche più bello, sostituiti poi da quelli in Alumite, una speciale lega d’alluminio nata in Giappone, più leggera e resistente al calore. È così che si arriva a quello in abs, al perfetto portapranzo da portare in ufficio, da allora mai abbandonato.


HAI MAI COMPOSTO UN BENTO?

La tradizione vuole che il bentō deve contenere almeno 4 tipi di alimenti: carboidrati, proteine, verdura e frutta, in proporzioni variabili ma che generalmente comprendono una quantità maggiore di carboidrati e proteine rispetto al resto. Questa regola viene mantenuta nonostante i capricci dei bambini, ma per gli adulti è tutto un altro film...

Le decorazioni anche con riferimenti a personaggi dei cartoni animati, ai simboli e alle forme di propria fantasia, sono accompagnati dai condimenti appositamente messi in mini bottigliette.

Dai sfogo alla tua fantasia!

 

SCOPRILI TUTTI!

Abbiamo inserito un'offerta di bento e borse kinchaku adatti per tutte le esigenze. Dai più spiritosi come quelli di Totoro a quelli in legno per i più tradizionalisti! Le borse kinchaku sono realizzate con la stoffa in cotone dei kimono estivi yukata. Hanno la classica chiusura a strozzo (kinchaku) da cui prendono il nome. Il fondo è rigido e sono completamente risvoltabili con diverso pattern e fantasia.




Ciao matane! Alla prossima!

Con affetto i Sakurini


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