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CHANOYU 茶の湯: LA VIA DEL Tè!

Scopri il fascino della Cerimonia del Tè.

Ci troviamo nelle vicinanze di Okayama in un paesino quasi sperduto che raggiungiamo in macchina accompagnati da un nostro fornitore che ormai, dopo tanti anni, possiamo considerare un amico. L'estate è quasi al termine e prima di ripartire per l'Italia ci regala un'esperienza speciale.

A cerimonie del tè abbiamo già partecipato, ma Ryosuke ci assicura che questa è diversa dalle rappresentazioni turistiche che si limitano ad offrire un tè sbattuto agli ospiti paganti.

C'è un pò d'aria che agita le fronde delle foglie dell'acero all'ingresso e il caldo estremo sembra sparito. Entriamo senza bussare e subito ci accoglie un giardino incantato che iniziamo a percorrere passo a passo quasi saltellando tra una pietra e l'altra seguendo un percorso ondulato. Ammiriamo le lanterne in pietra, i pini (matsu) tagliati e modellati sapientemente, i primi kiku giapponesi (crisantemi) che iniziano a sbocciare incastonati in un recinto di legno intrecciato a mano. Proseguendo veniamo attratti da un improvviso "toc" sordo che scopriamo essere un bastone di bamboo che una volta pieno d'acqua cade sulla roccia della vasca risuonando in tutto il giardino. Muschi naturali che illuminati dai raggi del sole danno l'idea di essere così soffici da sembrare cotone. In lontananza intravediamo un tetto di paglia dal quale un campanello furin, appeso nell'engawa, sembra proprio aver voglia di catturare l'anima del vento.

Il sentiero finisce proprio davanti all'ingresso della casa da tè, sedendoci Ryosuke ci fa segno di togliere le scarpe e inserirle nell'apposito armadietto. Entriamo da un piccolo ingresso tanto da dover rannicchiarci e gattonare all'interno. Ci spiegherà, poi, la maestra che questo aiuta gli ospiti ad essere considerati tutti uguali senza distinzioni di rango. Troviamo ad attenderci tre piccoli ventagli disposti come segnaposto sui tatami che riempiono la stanza. Ci inginocchiamo in silenzio e aspettiamo.

Ad un certo punto, si apre uno shoji e la maestra fa il suo ingresso da inginocchiata. Si inchina verso di noi, raccoglie il vassoio che aveva apoggiato dietro le sue spalle e si accomoda nella sua postazione. Inizia una serie di movenze che si concludono con la pulizia degli oggetti. Sembra quasi muoversi al ritmo delicato di una musica di sottofondo che in realtà non c'è. L'aria mite entra dalle fessure delle finestre aperte e il vapore del tetsubin prende delle pieghe dirette verso la stanza ma senza arrivare a noi.

Ci siamo, la maestra prende il vassoio laccato e lo porta delicatamente verso di noi. Emette le parole «okashi o dōzo» che significa: servitevi del dolce, prego.

Avrei voluto risponderle grazie ma il nostro amico mi aveva indicato di limitarmi a chinare la testa fino alla fine della cerimonia, a meno che la maestra non lo dicesse apertamente.

Con estrema eleganza la maestra si accinge a lavare la tazza con dell'acqua presa dal vaso mizusashi, asciugarla e sempre lentamente cogliere con il cucchiaino chashaku il tè matcha pesante chiamato koicha (濃茶), depositarlo nella tazza chawan e versarci un mestolo (chasen) colmo d'acqua bollente presa dalla teiera tetsubin. La delicatezza e la maestria nello sbattere il frullino (chasen) all'interno della tazza, quasi per non rovinarla, risultava più energico rispetto a tutti gli altri movimenti dolci che hanno preceduto l'azione.

Ancora fumante ci porge la tazza e Ryosuke inizia per primo la degustazione. Guardando lui capiamo come dobbiamo comportarci e una volta arrivato il mio turno prendo la tazza e inizio a ruotarla e a contemplarne la bellezza. Sarà anche un gesto tipico del cerimoniale ma la tazza era veramente stupenda tanto da non poter bere il tè senza essere catturati dal suo decoro.

Bevo la mia parte di tè e con un fazzolettino di carta che prelevo dal Fukusa-basami (袱紗ばさみ) accanto al ventaglio, pulisco dove ho bevuto passandola all'ospite successivo. Un tè verde scuro, chiamato Koicha 濃茶, abbastanza forte e amarognolo ma buonissimo.

La maestra inizia una conversazione giapponese con il nostro amico "lasciapassare" e capiamo il perchè di tanti piccoli particolari come l'entrare da una porta bassa, effettuare un cammino nel giardino prima di entrare nella stanza del tè in modo da liberare la mente dalle tribulazioni e dai pensieri quotidiani. Ci spiega i particolari degli strumenti adoperati come l'origine della ceramica con cui è stata creata la tazza chawan, il significato del decoro e anche del rotolo dipinto a mano appeso nel tokonoma che raffigura una bellissima poesia che parla dell'estate al finire.

In seguito alla chiacchierata sentiamo lo shoji aprirsi nuovamente e un'attendente passa delle scatole laccate alla maestra. Trattasi di una scatola bentobako a tre ripiani che la maestra scopre uno ad uno assegnadolo a ciascuno. Dentro scopriamo un mondo di piccolle portate, tipiche della cucina kaiseki del Kansai. Una più spettacolare dell'altra...ma non ci dilunghiamo. Dopo il pranzo ci accompagna a visitare l'altra parte nascosta del giardino dove delle grandissime carpe koi ci accolgono in un bellissimo laghetto. La maestra mi porge una ciotola e mi fa segno di chinarmi e darne un pò del contenuto ai pesci.

Non faccio nemmeno in tempo a chinarmi che le carpe sono già pronte con l'enorme bocca spalancata a riceverne il dono. Forse sono abituate o hanno sentito il profumo del cibo...

Pensavamo che la cerimonia fosse terminata quando la maestra ricomposta nella sua postazione si accinge a preparare un altro tè. Una nuova tazza, questa volta decorata con dei bellissimi ventagli floreali, ci viene donata con un tè matcha più leggero e anche meno amaro.

Trattasi del tè usucha 薄茶 che ha estratto da un contenitore diverso, una sorta di giuggiola chiamata natsume. Realizzata in lacca e dipinta a mano sembra un piccolo tesoro in mignatura.

Dopo una serie di inchini e riverenze, ci alziamo, con grande felicità per le mie ginocchia, e ci congediamo dalla maestra ringraziandola profondamente del tempo che ci ha donato.

Uscendo dalla stanza e percorrendo il giardino a ritroso, ci viene già una sorta di magone nel capire quale bellissima esperienza abbiamo vissuto e che, tornando alla vita reale, potremmo solo portarla impressa nelle nostri menti.

Forse ci aiuterà a dimenticare, o per lo meno ad allontanare, le vicissitudini quotidiane e capire che ogni tanto occorre fermarsi e dedicare un momento a se stessi per riflettere sulle cose belle della vita, che non dobbiamo mai smettere di cercare.


Potremmo scrivere un libro con tutti i particolari che ci sono rimasti impressi durante questa esperienza, magari un giorno lo faremo. Per ora ci limitiamo ad offrirvi una vetrina dedicata alla Cerimonia del Tè sperando di trasmettervi le sensazioni che abbiamo provato nel vivere una vera cerimonia e sopratutto nella contemplazione degli strumenti e dei bellissimi oggetti narranti ognuno la propria storia.

Sfogliate il menù "Cerimonia del tè" per scoprire tutti i nuovi articoli del mese dedicati al Chanoyu. Dalle teiere tokoname in ceramica o in porcellana a quelle in ghisa. Dal mestolo chashaku al frullino chasen, realizzati manualmente in bamboo. Le tazze Chawan autentici pezzi unici. Dai simpatici contenitori per il tè in foglia rivestiti in carta washi, ai tradizionali e preziosi natsume per il tè matcha.


Nella speranza di farvi cosa gradita abbiamo realizzato una scheda che spiega i concetti di questa importante tradizione giapponese ed elenca gli strumenti indispensabili da utilizzare per chi vuole cimentarsi in quest'arte antica.

Buon "Chanoyu" a tutti.


Con affetto, i sakurini.





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